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I Simboli delle Contrade

Le origini dei simboli delle Contrade

Nel 1482 furono fatti grandi festeggiamenti per il ritorno al potere dei riformatori. Nella circostanza si videro in giro per la città, due carri fatti a forma di animale: la Chiocciola e la Giraffa. Nelle successive occasioni delle grandi cacce fatte in Piazza del Campo, nelle grandi comparse di molte altre Contrade figurava un carro fatto a forma del proprio simbolo. Si legge in varie pubblicazioni che il carro, probabilmente fatto per meravigliare, serviva anche da riparo quando i cacciatori erano attaccati dal toro. Io non condivido queste affermazioni, perché se fosse stato fatto per meravigliare avrebbe avuto ogni volta una forma diversa invece ciascuna contrada faceva sempre lo stesso carro, che dopo la prima volta credo che non meravigliasse più nessuno. Per ripararsi, poi, dagli attacchi del toro sarebbe stata molto più funzionale una palizzata ad altezza d’uomo (in modo da poter osservare le mosse del toro) di forma circolare o quadrata.

Io comunque mi sono domandato perché gli abitanti di San Marco fecero un carro a forma di Chiocciola e non a forma di un altro animale, oppure allegorico o ispirato ai temi mitologici tanto importanti alla fine del Medio Evo. E questo naturalmente vale anche per la Giraffa e per tutte le altre Contrade. La risposta credo che sia questa: perché avevano scelto quell’animale come proprio simbolo. Cioè non fu scelto perché c’era da fare un carro, ma volendo fare un carro fu fatto a forma del proprio simbolo. Ci sarebbe semmai da domandarsi perché decisero di darsi un simbolo ed anche perché un animale. Le risposte a tali domande ce le fornisce il Gilioli (un mondo di simboli le Contrade e il Palio di Siena) che afferma: “scelsero stemmi insegne e motti per farsi rappresentare degnamente nelle competizioni pubbliche e quindi in definitiva per darsi una identità al passo con i tempi nuovi, le scelte non dovettero essere occasionali, ma all’opposto meditate, convincenti, effettivamente rappresentative di sé o della comunità alla quale si era fieri di appartenere”. Per quanto riguarda gli animali, scrive sempre il Gilioli: “Nessun essere vivente si presta meglio di un animale a rappresentare simbolicamente virtù istintive e coraggiose, astute e aggressive: quelle virtù che sono indispensabili in guerra e soprattutto in pace, che come quella senese di quei tempi costringeva a stare continuamente all’erta.”
Il simbolo è stato scelto sicuramente in modo serio e ragionato e sono convinto che sia in qualche modo rappresentativo della caratteristica particolare che distingue o che distingueva, la Contrada; vuoi per la presenza di una famiglia importante o famosa come nell’Aquila e nel Drago, vuoi per il mestiere prevalente dei suoi abitanti come nel Bruco, vuoi per la presenza di un grande personaggio come nella Giraffa, vuoi per la presenza dei commercianti lucchesi come nella Pantera o di una fonte famosa come nell’Oca e così via.
Il simbolo è legato a questa particolare caratteristica, talvolta in modo diretto, altre volte in modo più tortuoso attraverso i fatti della storia, delle tradizioni, delle leggende e spesso anche attraverso la cultura mitologica. È con questa convinzione che ho cercato di definire quale fosse la caratteristica particolare di ciascuna Contrada ed ho poi ricercato il filo attraverso il quale si collega con il rispettivo simbolo. Purtroppo non sempre ci sono riuscito, anche se probabilmente c’è un motivo logico, e quindi per qualche Contrada il criterio con cui è stato scelto del simbolo, rimane ancora un mistero.

Ritengo infine, che i simboli di diverse Contrade se non di tutte, siano stati definiti in tempi anteriori al periodo delle cacce come in effetti abbiamo la certezza per quanto riguarda il Bruco, che fu il simbolo della rivolta di Barbicane nel 1371 e che risulta scritto nella intestazione della lira n. 14 del 1364: “Abitanti del Bruocho del piano d’ovile”. Si hanno notizie certe e relative allo stesso periodo anche per quanto riguarda la Contrada del Drago (vedi la Compagnia del Drago in Campo Regio di Giovanni Mazzini).

Devo anche premettere, per correttezza, che le motivazioni sotto descritte sono comunque delle ipotesi, serie, logiche, probabili, accettabili, ma sempre ipotesi, così come sono ipotesi tutte quelle che troviamo nella letteratura relativa alle Contrade di Siena.

(Germano Trapassi)



Nobile Contrada dell'Aquila

Nel territorio della Nobile Contrada dell’Aquila era presente la famiglia Marescotti, signori di Montepescali che si erano sottomessi alla Repubblica di Siena accettando tutte le condizioni, tra le quali c’era l’obbligo di costruirsi una casa di valore nella Città e di abitarci per almeno tre mesi ogni anno. Si erano costruiti un vero e proprio castello nell’attuale Via di Città con una torre alta che pare sia stata la prima costruita in Siena; dalla quale Cerretto Ceccolini fece la cronaca in diretta delle fasi della battaglia di Montaperti. Questa famiglia fini per abitare definitivamente a Siena dove diversi membri ricoprirono incarichi prestigiosi nel governo della repubblica e probabilmente contribuiva alle spese per fare le comparse (una specie di sponsor) e quindi per riconoscenza o devozione fu assunto come simbolo del rione l’aquila a due teste nera su fondo giallo, come figurava nel loro stemma nobiliare.
In effetti quella delle famiglie importanti e facoltose era anche la caratteristica del popolo dell’Aquila; famiglie di Casato come ci ricorda la via dive ha sede la Contrada.

Nobile Contrada del Bruco

Il popolo della Nobile Contrada del Bruco era caratterizzato dall’alta concentrazione di salariati dell’Arte della Lana, che dettero vita a quella “Compagnia del Bruco”, protagonista della rivolta del 1371, conosciuta come la rivolta di Barbicone. Si occupavano di filatura, tessitura, e stoffe di tutti i tipi. Avevano quindi a che fare con i fili di tutte le specie dei quali il più pregiato era senz’altro quello di seta. Il Bruco inteso come baco da seta, rappresentava quindi la caratteristica particolare di quel popolo.
Ciò è confermato anche dalla lettera scritta alle altre Contrade nel 1599 per invitarle a partecipare ad una asinata organizzata appunto dal Bruco:
“La Contrada che si dice del Bruco, famosissimo per la seta ch'egli produce, bramosa di dar bella materia che gl'animi altrui nell'allegrezza mantenga, propone onorato Palio da vincersi al corso, e premio se non degno almeno lodevole a quelle contrade a cui piacendo di gradir l'invito, che le se fa, compariranno quivi il giorno destinato al suo festeggiare, con ordine e pompa di leggiadro ritrovamento, osservando gli infrascritti capitoli.”
Sempre nel 1599, il Bruco partecipò ad una corsa con le bufale organizzata dalla Contrada della Lupa e si presentò con una invenzione ispirata a Pallade seguita dal baco da seta (di cui era amica) nella trionfante gara di tessitura con Aracne.

Contrada della Chiocciola

Dalla Chiesa del Carmine a Via delle Sperandie, praticamente in tutto il territorio della Contrada della Chiocciola ci sono numerosi pozzi, la maggior parte dei quali furono scavati alla ricerca del fiume sotterraneo, “La Diana” che si diceva scorrere sotto la Città e più in particolare nella zona di San Marco dove avvennero appunto le numerose ricerche, e dove c’è anche via della Diana. All’epoca questa era senz’altro una caratteristica particolare del rione, alla quale il simbolo probabilmente si riferisce.
La chiocciola o più volgarmente la lumaca è un anomale che bazzica nel fango, si mantiene interrato ed esce quando piove; tanto che veniva considerata portatrice della pioggia. Nei tarocchi è assimilata all’Eremita in quanto si sposta portandosi dietro la casa, ed è il simbolo delle cave, delle grotte e dei sotterranei.

Contrada Priora della Civetta

La valle di Follonica è caratterizzata dal mestiere svolto dai suoi abitanti i “Follons” (o fullons) che riportavano a nuovo i panno vecchi. Li mettevano a macerare nelle vasche della fonte e quindi li battevano con dei bastoni o li calpestavano a piedi nudi.
La Dea protettrice dei follons era Minerva, che aveva come uccello sacro la civetta. A metà di Via Calzoleria c’è uno slargo nel punto in cui era stato eretto un antico tempio a Minerva, al posto del quale fu poi costruita la chiesa di San Pietro alle Scale in Banchi (detta San Pietro buio perché era nel seminterrato), in cui ebbe sede per lungo tempo la Contrada Priora della Civetta. Fu sconsacrata a seguito della riforma Leopoldina del 1785.

Nobile Contrada dell’Aquila

In un documento della seconda metà del ‘400 è citata la Compagnia del Drago e questo fatto rafforza la convinzione che i simboli delle Contrade siano nati prima del periodo in cui si svolsero le grandi cacce dove comparvero i carri fatti a forma di animale. Il simbolo del Drago sembra derivare dallo stemma nobiliare della famiglia Borghesi, per cui vale qui quanto detto per la Nobile Contrada dell’Aquila.
Prendere il simbolo da una casata era in effetti molto diffuso a quel tempo come risulta dai nomi delle schiere che parteciparono alla pugna del primo marzo del 1495 oltre alla Chiocciola, la Giraffa, il Drago e l’Onda si trovano menzionate quattro compagnie di pugilatori indicate col nome di una casata.
Non è completamente da escludere l’ipotesi di alcuni storici secondo la quale il simbolo deriva dall’antica usanza di festeggiare il Beato Ambrogio Sansedoni, da parte della omonima confraternita in San Domenico, con la rappresentazione dell’uccisione del drago, in voga fino alla metà del XV secolo.

Imperiale Contrada della Giraffa

Abitò nell’attuale territorio della Imperiale Contrada della Giraffa, Provengano Salvani, l’eroe della battaglia di Montaperti, il Ghibellino per eccellenza. Tutto il rione è caratterizzato dal nome di questo famoso personaggio: la via, il quartiere, la Collegiata e perfino la miracolosa Madonna portano il suo nome. Per trovare il riferimento con il simbolo bisogna fare alcune premesse. La giraffa, fino all’800 era completamente sconosciuta a Siena. (Nel luglio del 1827 fu spedita una litografia, al giraffino Antonio Rinieri de’ Rocchi dalla figlia Giulia che si trovava a Parigi quando arrivò, su una zattera nella senna, la giraffa che il pascià d’Egitto Méhémet Alì aveva donato al Re di Francia Carlo X. Fu riprodotta nello stemma della Contrada fedelmente, compreso il moro che l’accompagnava).
Nel Medio Evo la giraffa era chiamata “Camelopardo” perché in latino si traduce in camelopardalis. Negli antichi stemmi della Contrada, infatti l’animale raffigurato ha la forma di un cammello con il mantello maculato. Il punto di collegamento con Provengano si ha proprio nella battaglia di Montaperti. Al servizio di re Manfredi c’erano le bande di saraceni di Lucera, che secondo il Davidsohn combatterono a Montaperti dalla parte dei ghibellini, e che cavalcavano dei cammelli. Probabilmente anche questa presenza costituì una particolare caratteristica della storica vittoria di Provengano Salvani e, con lui, della Repubblica di Siena.

Contrada Sovrana dell’Istrice

Il territorio della Contrada Sovrana dell’Istrice è situato all’estremo nord della Città, dalla parte da cui provenivano i pericoli, cioè da Firenze. Questa popolazione quindi era la prima a subire le conseguenze degli attacchi alla Repubblica di Siena ed era anche la prima a doversi difendere. Probabilmente anche l’efficacia della capacità di difendersi in prima istanza condizionava, nel bene e nel male, anche le successive azioni di difesa e quindi l’esito finale. L’Istrice è molto ben attrezzato per difendersi. Anche nel motto della Contrada “sol per difesa io pungo” si ritrova questo concetto.

Contrada del Leocorno

Inizialmente la Contrada del Leocorno era detta della Stella (come sostengono Flaminio Rossi ed il Conte Harcolani), successivamente comparve nelle manifestazioni con un carro a forma di Leopardo, infine riprendendo il tema della stella adottò come simbolo una costellazione a forma di animale: l’Unicorno.
Il nome “Pantaneto” attribuito alla strada principale della Contrada deriva dal fatto che quando le strade non erano lastricate, in caso di pioggia scendeva acqua e fango dalla soprastante via di San Martino, provocando un vero e proprio pantano.
È tuttavia da notare che la Valle di Follonica, la fonte, la porta e la via prendono il nome dai Follons, che rimettevano a nuovo i panni vecchi completando il lavoro con la tinteggiatura finale. Anche nell’antica Roma si chiamavano “Fulloni” i tintori di panni. Si chiama terra da follone, l’argilla smettica che, per la sua caratteristica di assorbire le sostanze grasse, era utilizzata nella follatura dei tessuti.
Secondo la tradizione medievale, raccontata anche in Harry Potter, al corno a spirale era attribuita la capacità di neutralizzare i veleni, e chi beveva il suo sangue si salvava dalla morte e ritornava a nuova vita anche se stava per morire. Questo fatto potrebbe avere una qualche attinenza con i Folloni che riportavano a nuova i vita i panni vecchi, giunti ormai alla loro fine.

Contrada della Lupa

Nella grande caccia del 15 agosto del 1506, si presentò in Piazza una comparsa che aveva come emblema uno zoccolo di bue argentato: “la Compagnia dello Zoccolo”. Questo simbolo era probabilmente ripreso dallo stemma nobiliare della famiglia Taia che aveva vasti possedimenti di terreni ed immobili nel Piano d’Ovile e in Borgo Franco. Si trattava del popolo di Vallerozzi, forze unito a quello del Bruco.
La Contrada della Lupa ha mantenuto i colori giallo e verde fino al 1650 quando adottò il bianco e nero, cioè i colori della balzana simbolo della Città di Siena. D’altra parte anche la lupa con i gemelli identifica la Città. Secondo Flaminio Rossi e il Conte Hercolani, però, la Lupa adottata da questa Contrada è quella di Roma, in quanto nel 1511 il Pubblico fece erigere la chiesa di San Rocco, davanti alla quale, in memoria della Colonia Romana, mandata in Siena, fu posta una lupa con i due lattanti e da questa ha preso il simbolo.
Gran parte del territorio della Lupa è detto “Borgo Franco”, perché in antico era abitato da famiglie poverissime, tanto che il Comune le esonerò dal pagare le tasse.
I colori bianco e nero e la lupa con i gemelli essendo anche il i simboli della Repubblica di Siena, che aveva concesso, agli abitanti, il privilegio di non pagare le tasse, e quindi poteva essere considerata come una sorta di benefattore o protettore. In questo caso il criterio della scelta sarebbe uguale a quello seguito da altre Contrade che hanno adottato il simbolo delle famiglie magnatizie (Aquila e Drago) o dei personaggi illustri (Pantera), in segno di riconoscenza e di ossequio, per i vantaggi, anche economici devoluti agli abitanti del rione.

Nobile Contrada del Nicchio

Il territorio della Nobile Contrada del Nicchio e caratterizzato dalla fonte cinquecentesca, nella quale l’acqua riempie la vasca superiore con degli zampilli (in latino pispinos) molto noti nella Siena medioevale ed erano volgarmente chiamati “pispinelli”.
Il quartiere, la strada ed anche la porta (San Viene) è ora detta dei Pispini. Si deve però tener presente che la Fonte coi pispinelli fu realizzata agli inizi del ‘500, quando probabilmente il simbolo della Contrada era già definito. Questa ipotesi sembra confermata anche dalla presenza, nella parte originale in pietra della fonte, in cui sono scolpite tre conchiglie; il che significa che la fonte ha risentito del simbolo e non viceversa.
L’origine del simbolo va quindi ricercata nella precedente caratteristica del rione, quando cioè era conosciuto come Abbadia Nuova (il secondo insediamento dei Vallombrosani a Siena; il primo fu quello di San Donato all’Abbadia nell’omonima Piazza) per la presenza del complesso conventuale situato nell’odierna Santa Chiara.
La conchiglia era il simbolo dei pellegrini che si recavano al santuario di Santiago de Campostela che riportavano una nicchia come prova dell’avvenuto pellegrinaggio, e la cucivano sul mantello o sul cappello.
A Campostela si trova la tomba di San Giacomo maggiore ed esisteva un ordine cavalleresco di San Giacomo o della Conchiglia fondato da Filippo V, Conte di Olanda, nel 1290: immagine di San Giacomo pendente da una collana di conchiglie d’oro.
Il simbolo fu preso dal gonfalone della Compagnia dell’Abbadia Nuova dove erano presenti tre nicchi bianchi su fondo rosso. Anche la bandiera del Nicchio fu inizialmente e per un lungo periodi rossa.

Nobile Contrada dell’Oca

Tutto nel territorio della Nobile Contrada dell’Oca è caratterizzato dall’antica fonte: il quartiere, il popolo, la via, la porta,ecc. Secondo la tradizione senese, fu l’esercito di Brenno, accampato sotto il colle dell’attuale San Domenico, a scoprire la vena d’acqua potabile ed a costruire una prima rudimentale fonte. Poi con la realizzazione dei bottini e quindi con un maggiore afflusso d’acqua fu costruita Fontebranda, così come oggi la vediamo. Sempre secondo la tradizione senese, si ritiene che al di là delle numerose versioni, il nome Branda derivi proprio dal Re Brenno.
Nell’antica Roma, nel tempio dedicato a Giunone all’interno del Campidoglio, venivano allevate le oche sacre, alle quali era attribuito il potere di percepire i pericoli. Qualità questa che dimostrò tutta la sua validità quando Brenno con il suo esercito cercò di sorprendere i Romani, che invece furono messi in allarme dallo schiamazzare delle numerose oche sacre.

Contrada Capitana dell’Onda


Nelle prime apparizioni la Contrada Capitana dell’Onda, al centro della bandiera aveva una lupa d’oro, assimilabile a quella del Turino che nel 1417 fu messa nella colonna all’ingresso del Palazzo Pubblico dalla parte di Via Duprè. Solo successivamente adottò l’attuale simbolo che ricorda l’incarico delle sue compagnie militari che sorvegliavano il litorale dello stato dei Presidi dove, a Talamone c’era il porto più importante della Repubblica di Siena.

Contrada della Pantera

Il simbolo della Contrada della Pantera è ripreso dal gonfalone della Città di Lucca, per la presenza dei ricchi mercanti lucchesi nel proprio territorio. Il nome di Via Stalloreggi deriva da stalle regis, (stalle del Re) sembra ci alloggiasse la cavalleria di Carlo Martello. Finita questa funzione si liberarono dei grandi spazzi al piano terreno, adatti per il magazzinaggio. In seguito alle continue guerre fra Pisa e Lucca, i commercianti lucchesi ritenevano rischioso utilizzare i porti del litorale della Versilia per cui fecero un accordo con la Repubblica di Siena per avvalersi del porto di Telamone. A Siena, in Via Stalloreggi ci adunavano le merci da spedire e viceversa ci tenevano provvisoriamente le merci ricevute via mare. Probabilmente davano lavoro agli abitanti delle Due Porte e contribuivano alle spese per fare le comparse in occasione delle grandi cacce.

Contrada della Selva

La Selva è la contrada dei cacciatori, nelle sue compagnie militari c’erano i migliori alfieri della Repubblica di Siena. Nelle grandi cacce in Piazza del Campo, infatti, entrava per prima, apriva cioè il corteo delle Contrade partecipanti.
Nel tempo ha cambiato diversi simboli, il 15 agosto del 1506, ad esempio, raffigurava un cinghiale nel mezzo della boscaglia che veniva colpito da un cacciatore. Si è stabilizzato infine il simbolo di una pianta, cui sono appesi gli strumenti da caccia, mentre il rinoceronte è stato aggiunto in tempi relativamente recenti.

Contrada della Tartuca

Il primo e più antico nucleo abitato della Città, a partire dalla Colonia Romana, si trova nel territorio della Contrada della Tartuca. I soldati romani avevano come simbolo una biscia o biscione disegnato nello scudo. Un simbolo di terra adottato dalle armate militari assimilabile alla tartaruga, che in effetti è un rettile corazzato. La tartaruga infatti figurava nel gonfalone delle armate dell’impero cinese.
Anche i colori, giallo e nero, adottati dalla Contrada della Tartuca, fino alla metà dell’ottocento, erano i colori del Sacro Romano Impero.
Nella lira n. 217, conservata presso l’archivio di stato, relativa alla denuncia dei redditi dell’anno 1488, ser Michele di Biagio di Cecco “un povaro prete di contado” dichiarava di possedere una casetta nel popolo di San Pietro in Castelvecchio, nella contrada detta “a la Biscia”.
È quindi probabile che questo simbolo sia stato adottato a dimostrazione che anticamente nel rione abitavano i veterani dell’esercito romano. Era infatti consuetudine dell’antica Roma assegnare, parte del territorio conquistato, ai soldati anziani: una specie di liquidazione. Questi ci andavano ad abitare e lo coltivavano, o molto più probabilmente lo facevano coltivare alle popolazioni assoggettate. Comunque sia, facevano i coloni, ed è per questo che si chiamavano colonie.

Contrada della Torre

La presenza della torre del Mangia nel proprio territorio ha sicuramente influito, sulla scelta del nome se non anche del simbolo, da parte della Contrada della Torre. La solita necessità di distinguerlo con un animale ha indirizzato la scelta sugli elefanti di Pirro che recavano una torre da guerra sulla schiena.
C’è però da tener presente, perché potrebbe non essere un caso, che nell’emblema dell’Apostolo San Giacomo, nella Porta Eburnea (cioè d’avorio – dal latino eburneum) di Perugia alla fine XV secolo, è raffigurato un elefante turrito. Com’è noto, l’apostolo San Giacomo è il Santo patrono della Contrada della Torre, che viene venerato nella chiesa costruita dagli abitanti del rione, in ricordo della vittoria di Porta Camollia nel 1526.
In effetti all’origine si chiamava la Contrada del “Liofante” e la torre sulla schiena dell’elefante non ha niente a che vedere con quella del Mangia.
È quindi da non escludere l’esistenza di una qualche relazione tra San Giacomo e l’avorio, come le zanne dell’elefante.

Contrada di Valdimontone

Esistono diversi documenti che riferiscono l’esistenza di un territorio fuori porta San Maurizio chiamato Valdimontone. Il simbolo quindi sembra derivare dall’antico nome del territorio in cui si è formata la comunità di questa Contrada. Nel luogo dove sorge la Basilica dei Servi, in effetti, c’era il castello di Montone Piccolomini che probabilmente ha dato il nome a questa parte della Città di Siena.