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Pasquale Meini

“L’amante del Questore, a sua insaputa, mi fece uscire di galera”.

 

Racconto di Pasquale Meini

S’era corso il Palio d’agosto. Era il 1945. La notte trovai il poro Pappio che , benché fosse del Drago, per me era come un idolo da quant’era attaccato alla Contrada. Ci si mise a sedè in un palco; s’era parecchio caldi. Mi dice: o citto, sa ved’è di fa corre un Palio? Come si fa? gli dico io. Allora Pappio dice: eh, qualcosa si trova, ci penso io. Aspettiamo che apra il Mangiavacchi che c’aveva la bottega di tabaccaio al chiasso largo. Pappio era uno con un vocione…gli disse: vorrei le carte uso bollo! Gliene regalò un pacchetto. Si cominciò a raccogliere le firme. Tutti firmavano, qualcuno fece la firma per la moglie e per il fratello. In due o tre ore se ne fece parecchie. Dopo le polemiche col Comune, il Palio si fece. E vinse il Drago. Allora successe che io ci rimasi molto di stucco. Fra l’euforia, la gioventù, il Palio che era andato come era andato, vidi sotto il palco dei Giudici confusione, perché la Comparsa del Bruco e i brucaioli che non avevano gradito quello che era successo, erano andati li a protestare. Allora io dissi: pigliamone un po’ di questo Palio. Uscii di Piazza del Campo e andai in Via di Città al bar dell’ignoranti. Salii sulla terrazza e arrivai sul palco dei Giudici. Riuscii ad agguantare il Palio e lo buttai di sotto. Mi buttai di sotto anch’io e arrivai insieme al Palio. Cazzotti con quelli del Drago. Mi ricordo che Ilio il Pini, alfiere del bruco, dette una bandierata nel capo a Rubacuori e nello zucchino ci fece una fitta così. A mezzanotte s’era sempre in piazza. Dopo un paio di giorni ero in Calzoleria e mi fermarono due agenti di Pubblica Sicurezza: Rodolfo Poggiani detto Foffo, era del bruco anche lui, e Pelio Corsini. Mi dicono: bisogna tu venga in Questura. Mi tennero un’ora e mezzo la a sedere. C’era il Questore Secreti: berci, urli, strilli e io zitto. Poi disse agli agenti: portatelo a Santo Spirito. Grazie Signor Questore, risposi io, eppure lei dovrebbe essere del Bruco più di me! Quest’uomo ci rimase male perché capì che parlavo dell’amante che aveva nel Bruco. Via, vai a casa! Urlò. Un me lo feci ridire. Feci le scale a quattro a quattro. Allora poi successe che al Bruco gli toccò rifà il Palio al Drago. Lo pagò il Socini, ottomila lire. Io abitavo in Pescaia e quando i brucatoli lo consegnarono al Drago era meglio che io non ci andassi. A un certo punto arrivò la mì mamma e mi disse: vogliano te, vogliano te! Un fanno altro che chiamà Meini! E perché? Gli chiesi io. Perché sei riuscito a fa prolungà il Palio di dieci giorni. C’andai: oh, mi portarono in trionfo.