Slide 1

LoginClose

Inserisci il tuo Cognome e Nome come Username e il tuo numero di protettore, come indicato sulla tessera (Tessera n°), come Password.

Istruzioni per l'accesso all'area riservata ai Protettori

Piaccina nel Palio del luglio 1826

Il 5 maggio del 1826 ebbe luogo, nel nostro Oratorio, l’assemblea generale del popolo della Nobil Contrada del Bruco: “premesso prima il suono del tamburo in tutto il rione e cantate le solite Preci a Maria Santissima fu raccolto il numero degli intervenuti e fu riscontrato ascendere a 51”. Secondo l’ordine del giorno fu eletto Capitano, su quattro nominativi (proposti uno dal Rettore, uno dal Consigliere, uno dal Capitano uscente e uno dal Camarlengo), Raffaello Pianigiani, con 47 voti favorevoli e 4 contrari. Fu poi deciso all’unanimità di partecipare al successivo Palio delle Madonna di Provenzano.
Al Palio del 2 luglio del 1826 presero parte le Contrade: Bruco, Chiocciola, Aquila, Tartuca, Pantera, Leocorno, Onda, Drago, Nicchio e Civetta.
Dopo la tratta, il Capitano decise di montare il fantino Luigi Menghetti (detto Piaccina o Piaggina), che nonostante avesse già compiuto settant’anni, correva sempre con grande abilità e destrezza, come aveva dimostrato anche nel 1814 vincendo per il Bruco un Palio bellissimo con il cavallo Rondello. Sempre in età avanzata aveva già vinto anche altri 3 palii nella Civetta (16.8 1811, 2.7.1812, 2.7.1813) e poi uno nel Leocorno (16.8.1818).
Alla nostra Contrada, questa volta, era toccato in sorte un cavallo, di nome Stornello, di proprietà del Signor Matteo Brandini, di grande forza e velocità, abituato a correre alla lunga. Per il Palio, giunti col gruppo che si avviava alla mossa, al Chiasso del Bargello, il cavallo spiccò con grande impeto la carriera e trovando il canape teso (all’epoca c’era un canape solo) vi urtò con veemenza facendo rotolare il fantino dall'altra parte. Nella caduta si staccò il morso dalla briglia, e non potendosi al momento sostituire, si racconciò alla meglio legandolo con dello spago (un laccio delle scarpe), intanto il canape era stato abbassato e la mossa era stata considerata valida. Rimontato il fantino sul suo cavallo iniziò la carriera e gareggiando di nerbate e bravura, malgrado il mal sicuro finimento, riportò la vittoria.
Nel Diario Senese Bandini è scritto: "partiva prima l'Aquila, con il fantino Bracali detto il Vecchio, ed entrò nella via di S. Martino. Allora rimase innanzi per breve tratto la Tartuca, con il fantino Giuseppe Brandani detto Ghiozzo, sorpassata dalla Chiocciola, con il fantino Buoni Giovanni, che ben presto venne superata dall'Unicorno, con il fantino Chiarini detto Caino, il quale cadeva al Casato. Entrato primo il Nicchio, con il fantino Brandani Luigi detto Cicciolesso, vi rimase per un giro: avendo perduto tempo al Casato, nel voltare molto largo, dava modo al Bruco di passare innanzi e vincere. Il fantino vincitore fu Menghetti Luigi detto Piaccina (o Piaggina come talvolta è riportato) di anni 72 e mesi quattro".
In ricordo di quest’evento, nella Nobil Contrada del Bruco è conservato il morso ed il laccio da scarpe con cui fu legato, oltre ad un quadretto votivo di ringraziamento dipinto da un pittore rimasto ignoto.
Si racconta anche che una signora del Bruco, una vedova che portava bene i suoi cinquantadue anni, sempre molto ben messa, piacente e desiderabile, propose al fantino Luigi Menghetti un patto, espresso più o meno in questi termini: “se vinci il Palio si fa l’amore”. Forse è anche per questo che Piaccina cercò di conseguire la vittoria con tanta determinazione e tanto impegno; fatto sta che vinse e che la bella signora mantenne puntuale la promessa. Si dice infine che, probabilmente soddisfatti dell’esperienza vissuta, i due successivamente si sposarono.

Per il Palio vinto sempre da Piaccina per il Bruco, nel 1814, un poeta scrisse una poesia in versi estemporanei:

La Pantera, avendo in core
il nativo suo coraggio
sopra gli altri fa passaggio
divorandosi il sentier.
Ma la Selva impaziente
se la stringe irata al fianco,
e con corso ardito e franco
tenta innanzi sorpassar.
Corron, poscia insiem ricorrono
abbracciati strettamente;
e dei due niun l’urlo sente
dell’applauso popolar.
Vedi i crini mal repressi
ondeggianti alsarsi al vento:
qual contrasto! Qual momento!
Ah! Li regga un Nume in ciel.
Ecco voltan: stelle! Ahi miseri!
L’un sull’altro avviticchiati
coi cavalli son cascati,
tristo gruppo a rimirar.
Mentre il Bruco, approfittando
del favor della fortuna,
tutti spirti in cor raguna.
Viva dunque chi Piaggina
da Senesi è nominato:
egli il premio ha riportato,
egli ha colto il primo onor.
Chi lo prende per il collo,
chi lo afferra in mezzo al petto,
chi pel ciuffo dell’elmetto
lo rincurva sul corsier.
Io lo vidi assai più ansante
nell’eccesso della gloria
che allor quando alla vittoria
là nel Circo egli aspirò.

Germano Trapassi